(Adnkronos) – “Umberto Bossi, con la sua passione politica, ha segnato una fase importante della storia italiana e ha dato un fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra. In questo momento di grande dolore, sono vicina alla famiglia e alla sua comunità politica”. Questo il messaggio postato sui social dalla premier Giorgia Meloni, dopo la morte del fondatore e leader storico della Lega a 84 anni oggi a Varese.
Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, esprime il suo “sincero cordoglio” per la scomparsa di Bossi. “Fondatore e animatore della Lega Nord -sottolinea il Capo dello Stato- è stata protagonista di una lunga stagione politica. L’Italia perde un leader politico appassionato e un sincero democratico. Il presidente della Repubblica manifesta vicinanza ai familiari e a tutti coloro che ne hanno condiviso l’impegno nel suo partito.
“Con la scomparsa di Umberto Bossi perdo un amico, un pezzo della nostra storia politica. Non molto tempo fa lo avevo sentito e gli avevo promesso che sarei andato a trovarlo. Non ho fatto in tempo e per me è un cruccio. Non tocca a me ricordare l’incidenza che Bossi, fondatore della Lega, ha determinato nella politica italiana. Comunque lo si giudichi, è stato un gigante per la sua capacità di interpretare l’umore del nord e le scelte utili alla sua parte politica. Ho assistito di persona alle tante occasioni di intesa tra lui e Berlusconi che furono decisive, dal 2000 in poi, per convincerlo a fare della Lega un asse importante del centrodestra. Alla sua famiglia e a tutta la Lega rivolgo le più sentite condoglianze, mie personali e del Senato della Repubblica”, scrive sui social il presidente del Senato, Ignazio La Russa.
“È arrivata una notizia che non avremmo mai voluto sentire. Nel giorno della Festa del Papà è venuto a mancare il padre della Lega, per me un padre politico. La scomparsa di Umberto Bossi mi riempie di un dolore profondo e lacerante. È stato per me una figura decisiva: la ragione del mio approdo in politica. Fin da giovanissimo mi ha affascinato con le sue idee e il suo impegno, lasciando un segno indelebile nella storia del nostro Paese. Ci mancherà molto. Restano i suoi insegnamenti, i ricordi dei nostri incontri, delle conversazioni, dei suoi comizi: momenti che porto nel cuore e che non mi abbandoneranno mai. Alla sua famiglia rivolgo un abbraccio sincero e la mia più sentita vicinanza in questo momento così difficile”. Così il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana.
Salvini e l’addio a Umberto Bossi: “Mi hai cambiato la vita, ti saluto con gratitudine”
Ed è lutto nel mondo politico per la scomparsa del Senatur. “Con tutta Forza Italia piango la scomparsa di Umberto Bossi, leader storico e fondatore della Lega. Grande amico di Silvio Berlusconi, politico di grande intelligenza, è stato un protagonista di primo piano del cambiamento in Italia. Alla sua famiglia un grande abbraccio ed una preghiera perché riposi in pace”, scrive su X il ministro degli Esteri e leader di Fi, Antonio Tajani.
“É morto Umberto Bossi. Ho avuto l’onore di conoscerlo, di lavorare con lui, di scherzare con lui, di confrontarmi e discutere con lui”. Così, via social, il ministro della Difesa Guido Crosetto. “La prima volta – ripercorre il ministro – fu quando ero relatore alla legge di Bilancio e ci trovammo in un impasse perché il gruppo della Lega aveva fatto muro contro il finanziamento del fondo per i lavoratori socialmente utili di Palermo e Napoli e per un finanziamento per i dissalatori in Sicilia. Tutto si bloccò e, alle due del mattino, entrò nella stanza dove ci stavamo confrontando il capo supremo della Lega Nord. Lo vidi entrare e pensai: ok é finita ora lui dirà che non si può far nulla ed i deputati di An e di Forza Italia del sud faranno saltare il banco. Si zittirono tutti. ‘Rocky (Marciano così gli piaceva chiamarmi) che succede?’ Gli spiegai che avevo proposto un meccanismo virtuoso per cui avremmo finanziato gli Lsu ma prevedendo una riduzione obbligatoria negli anni fino ad arrivare a zero e che invece l’investimento nei dissalatori era secondo una cosa intelligente in una zona con poca acqua. Mi guardò, guardò i suoi e disse: ‘Perché mi avete disturbato (fu un po’ più rude), se avete trovato una soluzione seria su Napoli e Palermo? L’unica mia preoccupazione è che poi li tengano in funzione i dissalatori, una volta fatti’. Ed uscì. Perché lui era così: di buonsenso, mai superficiale e molto realista. Avrei moltissimi altri ricordi di lui prima e dopo che l’ictus lo colpisse. L’ho sempre stimato e gli ho voluto bene. Addio Umberto”.
“Non è il Nord che deve dire grazie a Umberto Bossi ma tutto il Paese. Senza il suo contributo di visione, realismo e capacità politica la storia repubblicana sarebbe stata molto differente, priva di un grande interprete della necessità di dare risposte alle istanze dei cittadini delle regioni settentrionali e con esse soluzioni a tutta la società italiana. Nella sua grande abilità è certamente ricorso anche a gesti eclatanti, come ha quando ha proclamato la secessione del Nord, ma lo ha fatto sempre con l’intento di fissare un punto all’interno del quale l’obbiettivo rimaneva sempre e soltanto il federalismo. Politicamente è stato un padre straordinario per tutti noi, gli siamo profondamente grati”. Con queste parole il presidente del Consiglio Regionale del Veneto, Luca Zaia, ricorda lo storico leader della Lega Nord. “Lo chiamavano il Senatur – sottolinea il presidente Zaia – un soprannome che qualcuno voleva a tutti i costi connotare in senso dispregiativo ma che, nella realtà, da solo incarnava l’attenzione imposta nei palazzi romani per realtà territoriali fino ad allora incapaci di far sentire le proprie istanze in un ambiente condizionato dalla partitocrazia centralista. Se la politica ha dovuto affrontare una ‘questione settentrionale’, in buona parte è stato merito della voce roca di Umberto che ne è stato il megafono. Se oggi in Italia c’è una coscienza federalista diffusa, a cominciare da quella che si identifica nell’autonomia differenziata, è merito dell’impegno di chi come Bossi ha visto più lontano di altri”. “Ci lascia un grande leader – conclude Zaia – un vecchio leone a cui mi legano anni di amicizia e militanza nella Lega ma anche momenti di vita istituzionale condivisa come quando siamo stati chiamati nello stesso Consiglio dei Ministri, nel quarto governo Berlusconi, in cui c’erano anche Calderoli e Maroni. Ha sempre impiegato ogni su forza per interpretare la volontà degli elettori in cui vedeva il popolo a cui sentiva visceralmente di appartenere”.
“Umberto Bossi è stato un grande leader politico, un visionario che ha dato centralità al federalismo per i territori. Ha costruito il partito più longevo presente in parlamento in Italia, a lui va il mio ringraziamento, a noi il compito di continuare con il credo della sua passione”, dice all’Adnkronos Claudio Durigon, vicesegretario della Lega.
“Umberto Bossi era prima di tutto un mio grande amico. Un amico vero, di tanti momenti insieme, non per anni ma per decenni, per una vita: giornate e serate interminabili insieme, nella sede di via Bellerio, in giro per comizi e manifestazioni in lungo e in largo in tutto il Nord Italia e poi ovviamente a Roma, in Parlamento e al governo. Siamo cresciuti insieme, siamo invecchiati insieme, abbiamo affrontato gioie e malattie insieme. E proprio nel giorno del festa del papà perdo ‘papà Umberto’, perché per me è stato veramente un secondo padre, da un punto di vista umano e poi da un punto di vista politico. E da ministro, oggi, voglio portare fino in fondo il suo più importante lascito politico: l’autonomia per i territori”, dichiara il senatore della Lega Roberto Calderoli, ministro per gli Affari regionali e le Autonomie.
“Per me è stato un fulmine a ciel sereno, era un po’ che non lo sentivo. Non me l’aspettavo. Oggi siamo tutti orfani, Bossi è stato per me un padre politico, ho imparato tutto da lui, sul piano umano invece è stato un fratello maggiore, perché eravamo amici. Oggi si chiude un’epoca storica, ora devono vivere le sue idee”. Così all’AdnKronos, Roberto Castelli, ex ministro leghista della Giustizia con Berlusconi a Palazzo Chigi. “Sto ascoltando la sua voce a Radio Libertà, pensi sempre che alcuni siano immortali, come quando è morto Berlusconi”, aggiunge . “Io sono stato uno dei pochi a continuare ad andarlo a trovare anche negli ultimi anni, non ho mai interrotto i rapporto con lui”, conclude Castelli.
“In questo momento non ci sono parole, c’è solo il dolore, c’è solo il vuoto, di tutta la grande famiglia della Lega Lombarda, la casa di Umberto, la sua Lombardia da dove tutto è iniziato negli anni Ottanta, arrivando a cambiare la storia di questo Paese. L’unica parola che viene, dal cuore, è grazie Umberto, per aver acceso la scintilla della passione politica in ognuno di noi, per aver scatenato la voglia di seguirti nella battaglia per l’autonomia e il federalismo dei nostri territori, prima, e poi in quella successiva, cambiando il mondo intorno a noi, per la difesa dei nostri valori, di quello che siamo. Stasera Umberto possiamo solo ringraziarti. E piangerti”. Lo dichiara il segretario regionale della Lega Lombarda e capogruppo al Senato della Lega, Massimiliano Romeo.
“Esprimo le condoglianze mie personali e di tutto il Pd alla famiglia, a chi è stato vicino e a chi ha lavorato con Umberto Bossi, venuto a mancare oggi”. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein.
“Umberto Bossi. L’avversario più dignitoso che ho avuto in vita mia, e alla fine quello a cui ho voluto più bene”. Lo scrive su X Pier Luigi Bersani.
“Saluto con affetto e nostalgia Umberto Bossi, un indomito lottatore, un uomo rude e scomodo, ma anche profondamente buono. Ha segnato la storia della politica italiana: merita il rispetto non solo degli amici ma anche dei suoi oppositori”, dice in una nota Pier Ferdinando Casini.
“Le più sincere condoglianze per la scomparsa di Umberto Bossi. Avversari in anni intensi, quando entrambi guidavamo i nostri partiti, ma sempre nel rispetto reciproco e nel confronto vero della politica. Oggi resta il ricordo di una personalità importante della vita pubblica italiana e la vicinanza umana alla sua famiglia in questo momento di dolore”, ha scritto su X Piero Fassino, già segretario dei Ds.
“Addio a uno dei protagonisti più rilevanti, nel bene e nel male, della politica italiana degli ultimi trent’anni. Sia per chi lo ha amato, sia per chi lo ha avversato Bossi è stato un pezzo di storia repubblicana. L’ho conosciuto personalmente tardi, già malato ma ne ho apprezzato, pur da avversario, la tempra e la passione umana e politica. Che riposi in pace”, la nota di Matteo Renzi, leader di Italia viva.
Gianfranco Rotondi, presidente Dc e deputato di Fratelli d’Italia, ha scelto di rendere omaggio a Bossi postando sui social una immagine che li ritrae assieme ai banchi dell’ultimo governo Berlusconi, con la frase che Bossi amava ripetere: ‘mai mulàr’. E poi un semplice “ciao Umberto”.
“Esprimo cordoglio per la scomparsa di Umberto Bossi, protagonista della vita politica italiana e fondatore della Lega Nord. Al di là delle differenze politiche, resta il segno di un lungo impegno nelle istituzioni e nel dibattito pubblico. Alla famiglia e alla comunità politica della Lega le mie più sincere condoglianze”. Lo scrive in una nota Beatrice Lorenzin, vice presidente dei senatori Pd.
“È indubitabile che Umberto Bossi sia stato un protagonista della storia politica recente del nostro Paese. Esprimo il mio cordoglio, anche a nome del Movimento 5 stelle, ai suoi cari e alla comunità politica della Lega, che perde il suo storico fondatore e una personalità di assoluto riferimento”, scrive in una nota Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 stelle.
“Mi dispiace per la sua scomparsa” perché “Bossi aveva una sua autenticità, ci siamo tante volte incontrati, eravamo vicini per territorio e lontani politicamente. C’è stato un confronto nel conflitto sempre netto tra noi, ma segnato dal rispetto”. Così all’AdnKronos, Fausto Bertinotti, ex presidente della Camera e leader della sinistra. “Ripeto -sottolinea- con lui in comune c’era una territorialità e il codice comune antifascista” tanto che “scherzavamo sul fatto di avere due opposte tendenze ad animare il nord, la sua nel nome del territorio, la mia del comunismo”. “Ma c’era il comune sentire anti-fascista”, sottolinea. Con Bossi -ricorda ancora Bertinotti- scherzavamo sul passaporto, ‘tu non puoi passare il Ticino'”. Bertinotti riconosce alla Lega di Bossi di aver dato vita a una sorta di scissione: “L’arrivo della Lega nelle fabbriche segna un primo momento di crisi del movimento operaio, durante la fase della solidarietà nazionale”, spiega l’ex leader sindacale. “Dico ‘scissione’ perché una parte del popolo che aveva vissuto quei territori, che era tanta parte del movimento operaio, comunista, socialista e cattolico, una parte di quel mondo si stacca e sceglie la via del separatismo” in una “scissione che è certo discontinuità”. Cosa resta di quella Lega di Bossi? “Il 900 si è concluso -risponde Bertinotti- basta vedere quanto la Lega di Bossi è lontana da quella di Salvini. Non c’è quindi eredità di quella Lega, e mi pare che Bossi sapesse che questa Lega attuale non c’entrasse più nulla con quella sua, è questa la mia impressione”, conclude.
“Apprendo con grande dolore della scomparsa di Umberto Bossi. Uomo autentico e coraggioso, è stato innovatore e portatore di nuove istanze. Ha contribuito all’avvio di importanti stagioni. Ovviamente ci sono state scelte che abbiamo condiviso, altre che sono state base di confronto, a tratti complesso, ma sempre ricco di contenuti e di progetti di cambiamento. Aperti al protagonismo dei territori. Bossi resterà un protagonista storico della politica italiana. Alla famiglia, a tutto il popolo della Lega vicinanza e solidarietà in questo momento di comune tristezza”. Lo dichiara il capogruppo di Forza Italia in Senato, Maurizio Gasparri.
“L’intera comunità della Lega è profondamente scossa e addolorata per la scomparsa del fondatore Umberto Bossi e si stringe con affetto e commozione ai suoi familiari”, si legge in una nota della Lega. Intanto Matteo Salvini ha cancellato tutti gli appuntamenti previsti per domani e tornerà a Milano con il primo volo.
“Ho saputo dalla tv della scomparsa di Bossi, ma credo di essere stato l’ultimo a vederlo, una decina di giorni fa”. Così all’AdnKronos, Giuseppe Leoni, tra i fondatori della Lega, con Bossi. “Mi aveva detto -racconta – ‘attivati per rimettere tutti i movimenti autonomisti tutto sotto l’unica bandiera, la bandiera della Lega nord’ e questo è il suo testamento politico”.
“L’avevo visto che non stava bene, eravamo a casa sua, guardava la televisione e avevamo parlato della Milano-Sanremo di ciclismo, dandoci appuntamento per vederla assieme”. “Quella di Gemonio -racconta ancora- era una casa aperta, per me era il mio fratello maggiore. Manuela, la moglie, mi aveva fatto capire che c’era qualche problema, mi aveva detto di essere tanto impegnata con la famiglia…”. Poi racconta: “Avevamo parlato anche della guerra, mi aveva detto, ‘Giuseppe, la guerra non va bene…'”
