(Adnkronos) – Cinquanta Paesi riuniti a Washington per parlare di minerali critici e di come contrastare il monopolio cinese, proprio mentre Donald Trump e Xi Jinping si sono sentiti al telefono, sottolineando la “bontà” della loro relazione e della loro comunicazione.
L’incontro ministeriale di oggi (per l’Italia il ministro degli Esteri Antonio Tajani), il primo del suo genere organizzato dall’amministrazione Trump, ha uno scopo semplice: creare un blocco commerciale unico di Paesi, che possa contrastare il monopolio sulle terre rare di Pechino utilizzando i dazi doganali. Tale arma permetterebbe di mantenere i prezzi bassi e impedirebbe ai cinesi di inondare a loro discrezione il mercato con i propri minerali, di cui abbondano, per indebolire i potenziali concorrenti.
Il vicepresidente JD Vance è stato categorico, parlando durante la riunione ministeriale: il mondo dipende dai minerali critici, il cui mercato è dominato dalla Cina. “Credo che molti di noi abbiano imparato a proprie spese, nell’ultimo anno, quanto le nostre economie dipendano da questi minerali critici – ha dichiarato – Quella che si presenta a tutti noi è un’opportunità di autosufficienza, che ci permetterà di non dipendere da nessun altro se non da noi stessi per i minerali critici necessari a sostenere le nostre industrie e la crescita”.
I minerali critici sono indispensabili per la produzione di una vasta gamma di prodotti, dai motori a reazione agli smartphone e la Cina domina da anni questo mercato. A fare eco a Vance è stato il segretario di Stato, Marco Rubio, che ha sottolineato come la creazione di questo blocco sia una priorità degli Stati Uniti per poter creare un mercato libero, solido e accessibile a tutti i Paesi.
“Vogliamo garantire una fornitura diversificata di minerali critici e catene di approvvigionamento sicure e resilienti in tutto il mondo, in modo che tutte le nostre economie possano prosperare senza che questi elementi possano mai essere utilizzati, nel peggiore dei casi, come strumento di pressione contro di noi, o senza che si verifichino altre interruzioni del mercato che potrebbero minare la nostra sicurezza economica collettiva”, ha detto Rubio.
Secondo il capo della diplomazia di Washington, questo piano aiuterà l’Occidente a superare il problema dell’accesso alle materie prime critiche: “Ognuno di voi ha un ruolo da svolgere, ed è per questo che siamo grati per la vostra presenza a questo incontro che, spero, porterà non solo ad altri incontri, ma anche ad azioni concrete”.
Nel frattempo, due giorni fa il presidente Donald Trump ha annunciato il Progetto Vault, un piano per la creazione di una riserva strategica di elementi rari, finanziato con un prestito di 10 miliardi di dollari dalla U.S. Export-Import Bank e con quasi 1,67 miliardi di dollari di capitale privato. La strategia delle scorte potrebbe contribuire a innescare un modello di prezzi “più organico” che escluda la Cina, che ha sfruttato il suo dominio per inondare il mercato con prodotti a prezzi inferiori al fine di eliminare la concorrenza.
L’amministrazione Trump sta intraprendendo queste mosse audaci dopo che la Cina – che controlla il 70% dell’estrazione e il 90% della lavorazione delle terre rare a livello mondiale – ha limitato il flusso di questi elementi in risposta alla guerra dei dazi di Trump.
Le due superpotenze hanno raggiunto una tregua di un anno dopo l’incontro tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping a ottobre, in cui hanno concordato di ridurre gli alti dazi e le restrizioni sulle terre rare. Tuttavia, le limitazioni imposte dalla Cina rimangono più severe rispetto a prima dell’insediamento di Trump. “Non vogliamo mai più trovarci nella situazione in cui ci siamo trovati un anno fa”, ha dichiarato il presidente.
In tutto ciò, un’altra strategia – al di là delle scorte finanziate con il prestito e la creazione di un mercato libero dei minerali critici – è quello che Donald Trump ha fatto spesso in altri settori: iniettare denaro pubblico direttamente nel campo delle terre rare. Ad esempio, il Pentagono ha stanziato quasi 5 miliardi di dollari nell’ultimo anno per garantire l’accesso a questi materiali, dopo che la guerra commerciale ha messo in luce la dipendenza degli Stati Uniti dalla Cina. (di Iacopo Luzi)
