(Adnkronos) – Sono aperte le linee di comunicazione tra l’Iran e gli Stati Uniti. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei in un commento trasmesso dalla televisione di Stato. “Questo canale di comunicazione tra il nostro ministro degli Esteri (Abbas Araghchi, ndr) e l’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti è aperto”, ha affermato Baghaei riferendosi probabilmente a Steve Witkoff. “Vengono scambiati messaggi ogni volta che è necessario”, ha proseguito, ricordando che gli interessi degli Stati Uniti sono rappresentati in Iran dall’ambasciata svizzera. 

Teheran è “pronta alla guerra e al dialogo”, aveva dichiarato poco prima Araghchi dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto, a bordo dell’Air Force One, che “i leader iraniani hanno chiamato. Vogliono negoziare, una riunione è in corso di preparazione”. 

In Iran da oltre 10 giorni sono in corso proteste di massa, represse nel sangue dal regime. I morti sarebbero oltre 2000 secondo le informazioni diffuse dalla fondazione del premio Nobel Narges Mohammadi. ”La situazione è tornata sotto controllo” e le proteste ”sono diventate sanguinose e violente per fornire un pretesto” agli Stati Uniti per attaccare Teheran, ha detto ancora Araghchi senza fornire alcuna prova delle sue affermazioni. 

Per il ministro “elementi armati hanno preso parte alle manifestazioni e hanno aperto il fuoco sia contro le forze di sicurezza sia contro i manifestanti”. Le proteste il 28 dicembre “sono iniziate con i commercianti e sono state pacifiche”, ma secondo lui “dal primo gennaio si sono aggiunti altri elementi e sono iniziate le proteste accompagnate da violenza. Le forze di sicurezza hanno gestito le manifestazioni in modo pacifico”. 

Il discorso di Araghchi ai diplomatici stranieri a Teheran è stato diffuso dalla rete satellitare al Jazeera, autorizzata a trasmettere nonostante l’interruzione di Internet in Iran. Araghchi ha anche parlato del blackout di Internet in Iran, affermando che “i servizi Internet saranno ripristinati in coordinamento con le autorità di sicurezza”. 

 

Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, Trump ha affermato che l’Iran “vuole negoziare” e una riunione “è in preparazione”. “I leader iraniani hanno chiamato -dice il presidente degli Stati Uniti-. Vogliono negoziare, una riunione è in corso di preparazione”. 

Trump, nei giorni scorsi, ha annunciato che gli Stati Uniti sarebbero intervenuti se le violenze del regime non fossero cessate. I media americani hanno fatto riferimento all’ipotesi di un attacco americano: domani, martedì 13 gennaio, il presidente sarà impegnato in un vertice alla Casa Bianca con i principali membri dell’amministrazione per valutare la situazione e individuare eventuali azioni da condurre.  

Un’azione militare degli Usa rimane una possibilità. L’esercito americano sta valutando “opzioni molto forti” per un intervento, dice Trump, confermando le indiscrezioni secondo cui al presidente sono state presentate diverse opzioni di piani di intervento. “Esaminiamo la questione molto seriamente – afferma -. Stiamo valutando alcune opzioni molto concreto. Prenderemo una decisione”. 

Teheran, davanti al rischio di un attacco americano, ha preannunciato una risposta ponendo nel mirino le bas Usa nella regione: “L’Iran minaccia di attaccare le nostri basi? Se lo fanno, li colpiremo ad un livello mai visto. Useremmo una forza notevole”, dice Trump. Al presidente viene chiesto se l’Iran prenda sul serio le minacce di Washington: “Dopo tutto quello che abbiamo fatto, è una domanda stupida”. 

 

L’amministrazione Trump starebbe preparando cyberattacchi contro l’Iran per punire il regime della brutale repressione delle proteste. Lo rivela il Telegraph, secondo cui al presidente vengono mostrate in queste ore diverse opzioni militari contro la Repubblica islamica, ma i funzionari coinvolti lo stanno avvertendo che è troppo presto procedere con un’azione di questo tipo. Il quotidiano britannico rilancia anche le informazioni di alcuni media americani, secondo cui nel briefing di domani sull’Iran al quale dovrebbero partecipare il segretario di Stato Marco Rubio, quello alla Difesa Pete Hegseth e il generale Dan Caine, capo degli Stati maggiori riuniti, saranno presentate a Trump una serie di ‘misure non letali’, tra cui l’amplificazione delle critiche antigovernative online e l’impiego di armi cibernetiche segrete contro siti militari e civili iraniani. 

 

L’Unione Europea potrebbe varare nuove sanzioni contro l’Iran, a causa della “brutale repressione” delle manifestazioni contro il regime. Lo ha anticipato l’Alta rappresentante per gli affari esteri europea, Kaja Kallas, in un’intervista al giornale tedesco Die Welt. “La Ue – ha sottolineato – ha già ampie sanzioni contro l’Iran, nei confronti dei responsabili di violazioni dei diritti umani, attività di proliferazione nucleare e sostegno di Teheran alla guerra della Russia in Ucraina – ha dichiarato Kallas -Sono pronta a proporre ulteriori sanzioni in risposta alla brutale repressione dei manifestanti da parte del regime”. 

Secondo le informazioni della Dpa, l’attenzione iniziale dovrebbe concentrarsi su misure punitive nei confronti delle persone responsabili delle violenze contro i manifestanti, tra cui potenzialmente anche ministri del governo. Queste potrebbero includere divieti di viaggio nell’Ue e congelamento dei beni.