(Adnkronos) – “Non sto comprando la Groenlandia, vado per una lunga gita privata di un giorno”. Così Donald Trump jr ha confermato in un podcast, la sua visita nell’isola artica, territorio autonomo danese, che il padre insiste nel voler annettere, attraverso un’acquisizione, agli Usa. L’aereo del figlio del presidente eletto è atterrato, poco prima delle 13 ora locale, nell’aeroporto della cpitale Nuuk. Secondo fonti informate citate dal Washington Post, Trump jr ha in programma di girare un video per un podcast.  

Dopo aver definito a dicembre “la proprietà e il controllo della Groenlandia un’assoluta necessità”, Trump nell’annunciare la visita del figlio “con vari rappresentanti per visitare quei posti magnifici”, ha detto che il popolo della Groenlandia è “Maga” ribandendo che “avrebbe enormi benefici diventando parte della nostra nazione”. “La Groenlandia è un luogo incredibile e la popolazione ne trarrà enormi benefici se e quando diventerà parte della nostra nazione. Noi la proteggeremo e la custodiremo da un mondo esterno molto feroce. RENDIAMO LA GROENLANDIA DI NUOVO GRANDE!”, ha scritto Trump, applicando il suo slogan ‘MAGA’ al territorio danese autonomo.  

Trump jr, che rimane a capo dell’impero di famiglia e non avrà incarichi formali nell’amministrazione del padre di cui però è cruciale consigliere, senza contare il suo attivismo politico particolarmente sui social, viaggia insieme a Charlie Kirk, fondatore dell’organizzazione trumpiana Turning point Usa. “Vogliamo incontrare persone, sembra che li ci sia della gente fantastica”, ha detto ancora nel podcast, precisando che non avrà incontri con rappresentanti del governo. 

 

Da parte sua, il ministro degli Esteri della Groenlandia, Mininnguaq Kleist, ha dichiarato che “il nostro è un Paese aperto e accogliamo i visitatori”, e poi ha aggiunto che il governo non è stato informato della natura del programma del figlio del presidente eletto e che quindi non ci sono incontri ufficiali in programma per quella, si ribadisce, è una visita privata. 

 

L’idea, o il sogno, di Trump di comprare la Groenlandia non è nuova, l’aveva già lanciata durante il primo mandato, arrivando a cancellare una visita di due giorni in Danimarca nel 2019 dopo che la premier Metter Frederiksen aveva definito l’idea “assurda”. Ma ora Trump appare in una posizione, interna e internazionale, molto più forte, senza contare che l’idea appare rientrare in un piano più ampio di espansione territoriale e di controllo, che coinvolge la minaccia di riprendere il controllo del canale di Panama e di annettere il Canada come 51esimo stato.  

Senza contare che ora può contare con sul sostegno potente e influente del suo benefattore e praticamente braccio destro Elon Musk che ieri su X ha subito scritto: “il popolo della Groenlandia deve decidere del proprio futuro e credo che voglia essere parte dell’America”.  

 

Intanto, Múte Egede, primo ministro dell’isola che è territorio danese, pur essendosi dotata di un proprio parlamento nel 1979, su cui Copenaghen detta ancora la linea di politica estera e difesa, nei giorni scorsi ha invocato l’indipendenza dalla Danimarca, parlando di un possibile referendum in concomitanza alle elezioni di aprile 2025.  

“È giunto il momento di compiere il prossimo passo per il nostro Paese – ha detto nel suo discorso di fine anno – Come altri Paesi del mondo, dobbiamo lavorare per rimuovere gli ostacoli alla cooperazione, che possiamo descrivere come le catene dell’era coloniale, e andare avanti”. Nel suo discorso Edege ha comunque rimbrottato Trump, sottolineando che la Groenlandia “non è in vendita”. In Groenlandia, che ha ha 57mila abitanti ed è ricca di minerali, petrolio e gas naturali, esiste una grande base militare Usa e c’e’ chi osserva che la sua capitale Nuuk è più vicina a New York che a Copenhagen.  

La concomitanza tra le esternazioni di Trump, e ora la visita del figlio, con le nuove rivendicazioni di indipendenza potrebbe non essere del tutto casuale. “Qualcosa probabilmente succederà in Groenlandia nei prossimi 10-15 anni, potrebbero diventare indipendenti ed è per questo gli Stati Uniti si preparano ad ogni tipo di futuro”, ha spiegato recentemente al Washington Post un ex diplomatico danese che si è occupato della questione durante la prima amministrazione Trump.  

“Si stanno muovendo nella direzione che gli Stati Uniti vedono come parte della sua zona di influenza”, ha aggiunto il diplomatico che ricorda la visita nel giugno del 2020 del secondo segretario di Stato della prima amministrazione Trump, Mike Pompeo. La visita avvenne subito dopo la riapertura, per la prima volta dal 1953, del consolato Usa a Nuuk. E in quell’occasione Pompeo sottolineò l’importanza della presenza americana nell’Artico, prendendo di mira i tentativi di Russia e Cina di conquistare terreno ed influenza nell’isola ricca di risorse naturali.